LA GRANDE GUERRA DELLE DONNE
“Chi alla patria non dà il braccio, deve dare la mente, i beni, il cuore, le rinunzie, i sacrifici”. A. Salandra
Molte donne venivano impiegate nella manipolazione di sostanze chimiche velenose.
L’ attività più importante era l’industria bellica e, in particolare, la produzione di munizioni.
Le donne che furono impiegate nel lavoro dei campi riuscirono ad aumentare in modo notevole la produzione agricola.
Nelle città più industrializzate alcune donne furono poste alla guida dei primi tram.
Oltre 600. 000 lavoratrici producevano divise e uniformi per le forze armate, nei laboratori o nelle proprie abitazioni, per un salario davvero irrisorio.
Molte donne si trovarono a capo di enti specializzati per la supervisione delle vedove, l’assistenza alle famiglie dei militari e agli orfani.
Le donne furono costrette a svolgere lavori pesanti, con una retribuzione non proporzionale alle ore di lavoro.
Questa situazione di degrado costrinse le donne a proclamare scioperi allo scopo di aumentare i salari e ottenere una riduzione delle ore lavorative.
Le crocerossine furono donne che si arruolarono con lo scopo di aiutare e curare i feriti di guerra e i malati. “ Ama, conforta, lavora e salva” era il loro motto.
Le crocerossine non furono solo un aiuto fisico, ma anche psicologico e sentimentale, infatti per molti soldati sostituirono l’immagine materna.
Nel giugno del 1915 le autorità italiane diedero avvio ad una severa politica di internamenti. Le donne furono vittime di invidie, rivalità, rancori personali e calunnie. Altre donne vennero internate perché occupavano posti di rilievo o perché erano in relazione con molte persone e venivano ritenute capaci di attività di propaganda ostile.
I NUMERI DELL’INTERNAMENTO 1915 200 donne 1916 48 donne 1917 32 donne 1918 61 donne 341 DONNE INTERNATE
Margherita Gertuida Zelle, in arte Mata Hari, “occhio dell’aurora”, venne giustiziata con l’accusa di spionaggio, ma la sua colpevolezza non fu mai provata.
Viktoria Savs fu la prima donna a partecipare alla Grande Guerra come soldato, indossando indumenti maschili per nascondere la sua identità.
“Prostitute si nasce, non si diventa” • Al fronte erano consentiti solo due svaghi: l’alcol e le case di tolleranza. • Le case chiuse erano organizzate con norme igieniche, distinzione dei gradi, carte d’identità per le prostitute e preservativi. • Ogni ragazza serviva 80 uomini al giorno per 10 minuti al prezzo di 1, 50 £. • Diffuse erano le malattie sessualmente trasmissibili come la sifilide che portò 1810 morti nel solo 1916. I dati si riferiscono solo ai soldati perché le morti femminili non erano considerate.
Le portatrici carniche, durante la Guerra, avevano il compito di trasportare rifornimenti e munizioni al fronte.
Ogni portatrice era dotata di un braccialetto rosso che identificava il numero del reparto al quale apparteneva.
Maria Plotzner Mentil viene considerata il simbolo delle portatrici carniche. Durante una sosta fu colpita a tradimento da un cecchino austriaco.
Nel 1997 le venne conferita la medaglia d’oro al valor militare con “motu proprio” del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Fu l’unica donna alla quale venne dedicata una caserma militare.
Questo fu l’esercito delle donne, un esercito silenzioso che combatté una guerra faticosa e logorante ricoprendo qualunque fronte


