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Corso di organizzazione del lavoro A. a. 2015 -2016 ivan. pupolizio@gmail. com • Ricevimento: mercoledì 9. 30 -11. 30? ? (Corso Italia 23, piano terra) • Testo d’esame: E. Pugliese, E. Mingione, Il lavoro, Carocci, Roma 2010
SCHEMA DEL CORSO LEZIONI 1 -3 Che cos’è il lavoro? LEZIONI 4 -6 Fordismo e postfordismo LEZIONI 7 -9 Flessibilità e mercato del lavoro
Una filmografia possibile? ?
Il lavoro nel mondo classico • Pònos: indica tutte le attività che implicano Pònos uno sforzo penoso • Pòiesis: indica la produzione dell’artigiano, il Pòiesis risultato di una tecnica finalizzata alla creazione, e dunque contrapposta alla • Pràxis: il cui fine non è la produzione di un Pràxis oggetto, ma un’attività senza altro scopo che il suo esercizio e il suo compimento (es. l’arte, lo sport, la politica!)
La Vita activa (HANNAH ARENDT, 1958) IL LAVORO (animal laborans): produrre per consumare, per sopravvivere (l’agricoltore, il fornaio, lo chef!) L’OPERARE (homo faber): produrre per creare cose artificiali e durevoli (il falegname, il fabbro, il muratore, il liutaio) L’AGIRE (zoon politikon): stare TRA gli uomini, praticare il discorso, conservare la memoria, «fare politica» !
Arendt 1958 (segue) «Tutte le parole e le lingue europee impiegate per designare il concetto di labor (latino e inglese labor, greco ponos, labor ponos francese travail, tedesco Arbeit) significano travail Arbeit sforzo e pena e sono usate anche per le doglie del parto. Labor, imparentato con labare, significa propriamente “vacillare sotto un carico”, Arbeit e ponos hanno la stessa radice etimologica, rispettivamente, di Armut (“povertà”) e di penìa» .
SFERA PRIVATA E SFERA PUBBLICA NELLA CULTURA GRECA • OIKOS (casa): è il mondo del lavoro (casa) (domestico e agricolo), svolto dagli schiavi, dalle donne dai bambini • POLIS (città): è il mondo della politica e (città) della guerra, delle relazioni tra uomini LIBERI (dal dominio di altri uomini E dalla necessità) • Aristotele: chi svolge attività manuali (non solo gli schiavi) non può essere un buon cittadino, vivere la “vita buona” e dunque essere uomo in senso completo: “c’è bisogno di ozio per coltivare la virtù e per le attività politiche”. politiche
Una lenta transizione • Nella cultura ebraica, il lavoro è una condanna DIVINA, legata al peccato originale e alla cacciata dal Paradiso terrestre (in cui NON si lavora) • Nella cultura cristiana, il Redentore è “figlio di un falegname” e predica il regno degli umili (di coloro che lavorano) • Paolo di Tarso (10 -67 d. c. ): “chi non vuol lavorare neppure mangi” • Benedetto da Norcia (480 -547): “ORA ET LABORA” (perché l’ozio è nemico dell’anima)
Il lavoro nell’età moderna • Lutero, Calvino (XVI sec. ) e il concetto di BERUF (vocazione / professione: il lavoro come dovere e come virtù) • L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (Weber 1905) • L’enciclica Rerum Novarum (Leone XIII, 1891): il lavoro come “destino e dovere dell’uomo”; la “questione sociale” dell’uomo
Il lavoro nella società industriale • La nascita dell’economia politica (per i greci, un ossimoro): SMITH 1776 • La separazione tra famiglia e impresa (dall'economia domestica alla produzione per il mercato) • IL LAVORO COME FONTE DI OGNI VALORE (il lavoro produttivo) • IL LAVORO COME MERCE (quindi come COSTO della produzione; e i produttori come “strumenti animati” – la definizione di Aristotele per gli schiavi)
A. IL LAVORO COME VALORE Adam Smith, La ricchezza delle nazioni, 1776 (sposta il pdv dal PATRIMONIO al REDDITO) “Il lavoro svolto in un anno è il fondo da cui ogni nazione trae in ultima analisi tutte le cose necessarie e comode della vita che in un anno consuma” Improduttiva è invece l’attività di sovrani, funzionari statali (civili e militari), ecclesiastici, giuristi, medici, letterati, commedianti, musicisti, cantanti, ballerini; La parabola di Saint-Simon, 1819: cosa succederebbe se… la Francia perdesse domani i suoi 3. 000 migliori politici/giuristi/filosofi…? ?
B. IL LAVORO COME MERCE • Valore d’uso e valore di scambio: secondo la scambio teoria del valore-lavoro, il secondo è dato dal lavoro “socialmente necessario” a produrre una determinata merce (Smith 1776: «Il lavoro è la misura reale del valore di scambio di tutte le merci» ; così Ricardo e Marx) merci» • Ma anche il lavoro è merce: fattore produttivo acquistato da chi detiene i mezzi di produzione • Implica la separazione del produttore dai mezzi e dal risultato del suo lavoro (> alienazione)
Caratteri del lavoro nella società industriale 1. FORMALE: definito non dal suo contenuto sostanziale (attività rivolta al soddisfacimento dei bisogni) ma dalla cornice in cui si inserisce: luogo, orario, mansioni, contratto o permesso di esercitare un’attività • La casalinga, il cuoco e l’infermiera…
2. ASTRATTO (MARX) • Pugliese e Mingione: «un’attività sistematica e specializzata che ha come contropartita un reddito piuttosto che il soddisfacimento immediato di un bisogno» (N. B. : non ogni attività che comporti guadagno è un lavoro) • Il lavoro prescinde dall’utilità concreta. • Il DENARO si interpone tra l’attività lavorativa e il soddisfacimento del bisogno. • Il contenuto dell’attività riguarda la vita del lavoratore
CARATTERI DEL LAVORO MODERNO • • FONTE DI VALORE MERCIFICATO FORMALE ASTRATTO LIBERO SPECIALIZZATO ALIENATO SOCIALIZZATO
Una sintesi Il lavoro nelle società premoderne Il lavoro nella società moderna • • Sfera privata Negativo Concreto Legato allo status Sfera pubblica Positivo Astratto Formalmente libero
Il lavoro formalmente LIBERO • Eliminazione dei vincoli di STATUS (feudali, corporativi, giuridici) che limitavano la mobilità personale e la scelta dell’occupazione (MAINE 1861: STATUS > CONTRATTO) • Maggiore autonomia contrattuale = maggiore libertà? WEBER pensava di no, a causa del «decentramento dei vincoli» ; • Rispetto a un’economia schiavistica o servile, il datore di lavoro non ha il problema di assicurare la sopravvivenza e la riproduzione della forza lavoro; lavoro
POLANYI 1944, La grande trasformazione • Le tre «merci fittizie» (LAVORO, TERRA e MONETA) e la nascita dell’economia di mercato (un episodio nella storia umana) • la c. d. SPEENHAMLAND LAW (1795 -1834): un reddito minimo ad integrazione dei guadagni (commisurato al prezzo del pane)
(segue) Il lavoro “formalmente libero” • L’effetto “agghiacciante” del sistema dei sussidi sulla produttività del lavoro: nessuno aveva lavoro interesse a lavorare, dato che i salari (miseri) erano spesso inferiori al sussidio minimo • “Una volta il sussidio, sempre il sussidio” • La legge rimase in vigore finché (1834) i governanti si resero conto «che il tentativo di creare un ordine capitalistico senza un mercato del lavoro era fallito disastrosamente»
Il mercato come “sistema di allocazione” Reciprocità, redistribuzione, scambio La nascita del mercato precede quella dello Stato moderno MA: Esso non nasce da una spontanea emancipazione della sfera economica dal controllo pubblico: “Al contrario, è stato il risultato di un consapevole e spesso violento intervento da parte del governo” (Polanyi)
Il lavoro formalmente libero • La (nuova) separazione dell’economia dalla politica: Laissez faire, laissez aller, le monde va de lui-même è un principio ATTUATO dallo Stato ) • Le leggi dello Stato e le leggi della natura: «è la quantità di cibo che regola il numero della specie umana» • MALTHUS, 1798, Saggio sui principi della popolazione: la popolazione cresce in popolazione proporzione geometrica (1, 2, 4, 8, 16, 32, …) e le risorse in proporzione aritmetica (1, 3, 5, 7, 9, …)
Joseph Townsend, 1786 (Dissertation on the Poor Laws) «La fame domerà gli animali più feroci, insegnerà la decenza e l’educazione, l’obbedienza e la soggezione ai più brutali, ai più ostinati, ai più perversi. . . In generale, è soltanto la fame che può spronarli e pungolarli [i poveri] al lavoro e tuttavia le nostre leggi hanno detto che essi non dovranno mai patire la fame. Le leggi, occorre dire, hanno anche detto che essi dovranno essere costretti a lavorare, ma l’obbligo della legge è seguito con agitazione, violenza e rumoreggiamenti, crea cattiva volontà e non può mai creare un servizio buono e accettabile, mentre la fame non soltanto è una pressione pacifica, silenziosa e inflessibile, ma, essendo il motivo più naturale per l’attività e per il lavoro, richiede i maggiori sforzi, e quando viene soddisfatta dalla libera generosità di un altro pone le basi per la buona volontà e la gratitudine. Lo schiavo deve essere costretto a lavorare ma l’uomo libero dovrebbe essere lasciato al suo giudizio e alla sua discrezione, dovrebbe essere protetto discrezione nel pieno godimento del proprio, sia esso poco o molto e punito quando invade la proprietà del vicino»
9. Il lavoro SPECIALIZZATO • La divisione del lavoro e l’introduzione delle macchine • Aumento della produttività (SMITH e la fabbrica di spilli) • Durkheim e la solidarietà organica • Le conseguenze negative della divisione del lavoro (ancora Smith) • La divisione del lavoro sociale e tecnica?
La società delle macchine • Macchina a vapore (1765); (rimozione di un vincolo energetico: la produzione mondiale di carbone passa da 6. 000 T del 1769 alle 65. 000 T del 1819) • Telaio meccanico (1787) • Locomotiva (1804) • Illuminazione a gas (1807)
Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776 “un operaio non addestrato in questa attività (della quale la divisione del lavoro ha fatto un mestiere distinto), né abituato all’uso delle sue macchine (l’invenzione delle quali è probabilmente stata determinata dalla stessa divisione del lavoro) potrebbe forse a malapena, lavoro impegnandosi al massimo, fare uno spillo al giorno, e certamente non potrebbe farne venti. Ma nel modo in cui viene svolta, non soltanto questa attività è un lavoro specializzato, ma è divisa i molti rami, la maggior parte dei quali parimenti specializzati. Un uomo svolge il filo metallico, un altro lo drizza, un terzo lo taglia, un quarto lo appuntisce, un quinto lo arrota nella parte destinata alla capocchia; per fare la capocchia occorrono due o tre distinte operazioni; il montarla è un lavoro particolare e il lucidare gli spilli è un altro, mentre mestiere a sé è persino quello di incartarli.
(segue) Adam Smith, 1776 La fabbricazione di uno spillo è così divisa in circa diciotto distinte operazioni [. . . ] Ho visto una piccola fabbrica di questo tipo dove lavoravano soltanto dieci uomini e quindi dove taluni di essi eseguivano due o tre distinte operazioni. Ma sebbene fossero poverissimi e quindi scarsamente attrezzati dalle macchine necessarie [. . . ] quelle dieci persone potevano [. . . ] fare complessivamente oltre quarantottomila spilli in un giorno. Ognuno [. . . ] faceva in media quattromilaottocento spilli al giorno. Ma se avessero lavorato separatamente e indipendentemente, [. . . ] essi certamente non avrebbero potuto fare [. . . ] forse nemmeno la quattromilaottocentesima parte di ciò che essi sono ora capaci di eseguire in conseguenza di una adeguata divisione e combinazione delle loro differenti operazioni. ”
"Proprio come i vari mestieri sono maggiormente sviluppati nelle grandi città, così il vitto, a palazzo, è preparato in maniera di gran lunga superiore. Nei piccoli centri lo stesso uomo fabbrica letti, porte, aratri, tavoli, e spesso costruisce anche le case, e ancora è ben felice se può trovare abbastanza lavoro per sostenersi. Ed è impossibile che un uomo dai molti mestieri possa farli tutti bene. Nelle grandi città, invece, poiché sono molti a richiedere i prodotti di ogni mestiere, per vivere basta che un uomo ne conosca uno solo, e spesso anche meno di uno. Per esempio, un tale fabbrica scarpe da uomo, un altro scarpe da donna, e vi sono luoghi dove uno può guadagnarsi da vivere riparando scarpe, un altro tagliando il cuoio, un altro cucendo la tomaia, mentre un altro ancora non esegue nessuna di queste operazioni, ma mette insieme le varie parti. Di necessità, chi svolge un compito molto specializzato lo farà nel modo migliore". (Senofonte, IV secolo a. C. ) migliore
Dobb 1946 L’avvento del vapore abbatté tutte le barriere che limitavano fin’allora tanto la complessità e la massa del macchinario, quanto le dimensioni delle operazioni meccaniche ad esso affidate. … Ogni progresso delle macchine tendeva a generare una maggiore specializzazione tra i membri del gruppo … e a sua volta la divisione del lavoro …preparava il terreno favorevole a ulteriori invenzioni atte a riprodurre meccanicamente le operazioni semplificate.
Émile Durkheim • La divisione del lavoro sociale, 1893; • Non ha solo cause economiche, ma rende possibile un nuovo tipo di società, più società grande e retta da una fitta rete di interdipendenze (differenziazione funzionale); • Nasce una nuova forma di solidarietà (organica e non più meccanica): se al mutamento economico non si accompagna dunque un mutamento morale (della coscienza collettiva) si rischia l’anomia; • IL MERITO! Disuguaglianza naturale > sociale
Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations 1776 “Con lo sviluppo della divisione del lavoro, l’occupazione della stragrande maggioranza di coloro che vivono di lavoro, cioè della gran massa del popolo, risulta limitata a poche e semplicissime operazioni, spesso una o due. Ma ciò che forma l’intelligenza della gran maggioranza degli uomini è necessariamente la loro occupazione ordinaria. Un uomo che spende tutta la vita compiendo poche semplici operazioni, i cui effetti oltretutto sono sempre gli stessi o quasi, non ha nessuna occasione di applicare la sua intelligenza o di esercitare la sua inventiva a scoprire nuovi espedienti per superare difficoltà che non incontra mai. Costui perde quindi mai naturalmente l’abitudine a questa applicazione, e in genere diviene tanto stupido e ignorante quanto può esserlo una creatura umana. . La destrezza nel suo mestiere specifico sembra in questo modo acquisita a spese delle sue qualità intellettuali, sociali e militari. . . a meno che il governo non si prenda la cura di impedirlo. ”
Marx vs. Smith • DIVISIONE ORIZZONTALE/VERTICALE (rami/mansioni) • DIVISIONE SOCIALE/TECNICA (controllo sociale vs. innovazione spontanea) Uomo/donna; città/campagna; colonizzatori/colonie; centro/periferia
Il lavoro ALIENATO • MARX e l’alienazione (o estraniazione) ENTFREMDUNG • I manoscritti economico-filosofici (1844) • Da fenomeno IDEALE (Hegel, Feuerbach) a fenomeno REALE «Homo sum, humani nihil a me alienum puto»
Il lavoratore quale «merce tra le merci» «L’operaio diventa una merce tanto più a buon mercato quanto più crea delle merci. Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini»
L’alienazione come oggettivazione N. B. Ogni attività lavorativa implica un’oggettivazione ma nel lavoro alienato questo processo è distorto dall’assimilazione del produttore al prodotto “L’alienazione dell’operaio nel suo prodotto significa non solo che il suo lavoro diventa un oggetto, qualcosa che esiste all’esterno, ma che esso esiste fuori di lui, indipendente da lui, a lui estraneo, e diventa di fronte a lui una potenza per se stante; significa che la vita che egli ha dato all’oggetto gli si contrappone ostile ed estranea”
Quattro dimensioni dell’alienazione 1) Rispetto ai prodotti del lavoro 2) Rispetto alle modalità di lavoro 3) Rispetto alla sua essenza umana (GATTUNGWESEN) 4) Rispetto al datore di lavoro (conflitto capitale/lavoro)
Effetti dell’alienazione 1. Il produttore non può nulla sorte del prodotto (destinato allo scambio) 2. Il produttore non può nulla sulle condizioni della produzione (ripetitive, e imposte: divisione tecnica) 3. Il produttore è destinato ad adattarsi all’ambiente, anziché dominarlo attivamente 4. I rapporti umani sono appiattiti sulla dimensione economica: «Chi può comprare la bravura è valoroso, anche se è vile. . . »
(segue) Effetti dell’alienazione • L’ALIENAZIONE non riguarda dunque soltanto la sfera produttiva ma si estende a tutti i rapporti umani • L’individuo “naturalmente” egoista (immaginato dagli economisti) deriva dunque da una determinata struttura dei rapporti di produzione
L’alienazione e il capitalista «Il suo godimento è solo cosa secondaria, un riposo, subordinato alla produzione, godimento calcolato, dunque anch’esso economico, ché egli mette il suo godimento nel costo del capitale, e quindi il suo godimento gli costa solo quanto di ciò che ha dissipato in esso è risarcito dalla riproduzione del capitale con profitto. Il godimento è così sussunto sotto il capitale, e l’individuo che gode sotto quello che capitalizza, mentre prima (nella società feudale) avveniva il contrario» .
L’elogio della borghesia «Solo la borghesia ha dimostrato che cosa possa compiere l'attività dell'uomo. Essa ha compiuto ben altre meraviglie che le piramidi egiziane, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha portato a termine ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le crociate. La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l'immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione. Il continuo rivoluzionamento della produzione, l'ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l'incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l'epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti» .
Marx “giusnaturalista”? «L’uomo torna così all’abitazione in caverne, ma in una forma di estraneità e di ostilità. Il selvaggio nella sua caverna – elemento naturale e sereno che gli dà gioia e protezione – non si sente estraneo, o piuttosto si sente così familiarmente come il pesce nell’acqua. Ma l’abitazione-sottosuolo del povero è un’abitazione ostile, che sta come una potenza estranea, che gli si concede soltanto per il suo sudore di sangue» .
Marx evidenzia una tensione NON tra “l’uomo allo stato di natura” (non alienato) e “l’uomo nella società” (alienato) ma tra il potenziale creato da una specifica forma di società e l’impossibilità di realizzarlo. La borghesia ha messo in moto delle possibilità di sviluppo che sarebbero state impensabili nei sistemi produttivi precedenti. Ma il capitalismo crea dunque delle opportunità che poi non riesce a realizzare
Il lavoro SOCIALIZZATO Per la produzione della maggior parte delle merci non è più sufficiente la vecchia bottega artigiana, ma è necessario COORDINARE e INTEGRARE il lavoro di decine e decine di persone.
Lavoro e democrazia Marx vide in questa condizione intrinsecamente sociale del lavoro una delle precondizioni necessarie allo sviluppo di una “coscienza rivoluzionaria” da parte del proletariato.
L’organizzazione degli interessi delle classi subalterne • La nascita dei partiti di massa e dei sindacati (In Inghilterra le prime Trade Union dal 1824, in Italia, la Camera del Lavoro di Milano, 1891) • AIL 1864: giornata di otto ore; scontro tra mazziniani e marxisti sul carattere nazionale o di classe delle lotte operaie; • La contraddizione tra forma e sostanza dei processi produttivi
11. 2. Il lavoro socializzato e il diritto Sul piano SOSTANZIALE, i lavoratori sono integrati in una ORGANIZZAZIONE finalizzata alla produzione di un determinato bene o servizio. Sul piano FORMALE, l’unico “produttore” è l’imprenditore, a cui spetta la proprietà della merce prodotta; l’organizzazione giuridicamente non esiste, al suo posto troviamo una serie di contratti individuali.
Dalla locazione di opere al contratto di lavoro Ancora il CC. 1865 (artt. 1568 -1570) accomunava la locazione di cose e di opere; Art. 1628 : “Nessuno può obbligare la propria opera all'altrui servizio che a tempo, o per una determinata impresa” Distinzione tra locatio operarum e operis (mezzi/ risultato)
Barassi 1901 Il contratto di lavoro nell'ordinamento giuridico italiano La 'subordinazione' non dipende dalla sola ripartizione del rischio del risultato ma da una serie di criteri (“indici” di subordinazione): - dipendenza dal potere organizzativo dell'imprenditore (art. 2094) - inserimento in fabbrica - disponibilità del tempo
12. Il contratto di lavoro subordinato • Rende invisibile la socialità del processo produttivo • Rende irrilevante la disparità di forze tra domanda e offerta di lavoro (di qui la contrattazione collettiva) • Legittima il potere dell’imprenditore sull’organizzazione in una società di soggetti liberi ed eguali • Rende la quantità di forza lavoro esistente una variabile DIPENDENTE dalle scelte organizzative e produttive dell’imprenditore
14. La disoccupazione nella società industriale Garofalo: «se sono proprietario di un certo numero di schiavi, devo nutrirli, vestirli, ecc. anche quando non ho come utilizzare il loro lavoro, perché ad es. ci troviamo in una stagione morta dell’attività agricola; l’imprenditore capitalista agricolo, invece, assumerà i braccianti nella misura e nella stagione in cui gli servono: in questo modo, le diseconomie derivanti dall’eccesso di forza lavoro rispetto alle possibilità d’impiego (che in altri modi di produzione gravavano sulla singola unità produttiva) vengono espulse dalle imprese e scaricate sul sistema socio -economico generale»
La disoccupazione volontaria/involontaria Il disoccupato è inizialmente il «povero non meritevole» ; legittimati a ricevere assistenza sono soltanto gli «inabili al lavoro» ; Marx osserva che un “esercito industriale di riserva” serve a mantenere bassi i profitti; L’obiettivo della «piena occupazione» sembra oggi fuori portata; la disoccupazione è STRUTTURALE;
13. Il confine interno/esterno Nel paradigma “classico” della società industriale esiste dunque un confine netto tra: INTERNO (unità produttiva in cui si esercita il potere di direzione dell’imprenditore sulla base di singoli contratti individuali) ESTERNO (mercato, luogo della concorrenza tra imprese e di reperimento dei fattori della produzione: forza lavoro, beni strumentali, materie prime, semilavorati);
Una lettura “economica” del confine interno/esterno COASE 1937, “The Nature of the Firm”: se il mercato (sistema dei prezzi) è un’istituzione efficiente per l’allocazione delle risorse… perché esistono le imprese?
Coase 1937 (segue) • Le imprese sono “islands of conscious power in this ocean of unconscious cooperation like lumps of butter coagulating in a pail of buttermilk” (“isole di potere consapevole in un oceano di cooperazione inconsapevole, come grumi di burro coagulatisi nella panna”)
GERARCHIA vs. MERCATO • La “sostituzione delle relazioni di mercato” può dipendere dai “costi di transazione” o da fattori esterni (es. agevolazioni alle imprese) • Un’impresa si espanderà finché i costi legati all’organizzazione non saranno uguali ai costi legati alla possibilità di reperire quella risorsa sul mercato
Una dicotomia «classica» INTERNO ESTERNO • Divisione tecnica • Gerarchia • Integrazione verticale • Make • Divisione sociale • Mercato • Integrazione orizzontale • Buy


